CREIAMO INSIEME UNA REALTA' DI PACE E CONDIVISIONE TRA NOI, E CON L'AMBIENTE

VIGNETO E OLIVETO


In questa pagina presentiamo coltivazioni tipicamente a monocoltura, realizzabili anche in permacoltura. Queste principalmente sono la vite e l'olivo. Qui di seguito mettiamo informazioni sulla viticoltura, per dare un esempio, ma i principi della permacultura si applicano anche agli olivi.

Nel mondo del vino i parametri di valutazione da parte del consumatore sono qualità globale, tipicità e rapporto qualità-prezzo.
Secondo gli studiosi che hanno sviluppato il concetto di Sviluppo Sostenibile il problema va affrontato sul piano termodinamico: un’attività è sostenibile quando produce più energia di quanta ne utilizza.
La sostenibilità rappresenta il punto d'incontro tra il presente e il futuro. Sostenibile equivale a conveniente, cioè capace di garantire un beneficio per un lungo periodo: ogni attività va considerata nel complesso secondo una stima tra cosa-quanto produce e cosa-quanto consuma.

Nell’Azienda vitivinicola moderna non si può certo riproporre il modello fatto di sacrifici e privazioni che ha caratterizzato le generazioni passate. Se il futuro ha bisogno dei giovani, i giovani hanno bisogno di credere nella prospettiva di un lavoro capace di offrire - oltre alla sicurezza economica - soddisfazioni morali e qualità di vita. Le nuove generazioni hanno dimostrato una grande attenzione per la problematica ambientale e ciò può essere lo stimolo per un ritorno all’agricoltura con modelli colturali rinnovati. L’agroecologia è l’anello di congiunzione tra la viticoltura del passato e quella del futuro.

In viticoltura l’intervento dell’uomo è decisivo prima dell’impianto per prevedere con la massima lungimiranza la dinamica (e i problemi) della futura gestione che dovrà indirizzare il sistema verso l’autoregolazione (non si può concimare e potare senza rendersi conto di quanto poi si dovrà cimare e diradare).

La viticoltura senza chimica di sintesi è una strategia colturale orientata verso una più matura consapevolezza nella gestione agronomica perchè fondata su un’attenta osservazione della fisiologia e dei ritmi fenologici delle piante.

Il futuro della vitivinicoltura sarà Bio per tre buoni motivi:

1) la vite e gli ambienti vocati alla viticoltura di qualità ben si prestano al metodo Bio (molto più di altre colture)
2) C’è una grande sinergia tra le strategie Bio e la caratterizzazione dei prodotti in base al luogo di origine (aspetto per il quale il vino si è sempre distinto)
3) il vino ascolta e risponde bene alle richieste del mercato che oggi più che mai chiede soluzioni sostenibili.

Il Bio è l’unità di misura per la vocazione del territorio, la capacità dell’agricoltore, la sensibilità del consumatore.

La viticoltura è una monocoltura, ossia un agrosistema semplificato, che come tale rende la pianta coltivata una facile preda per tutti i suoi parassiti.

L’apporto esterno di fitofarmaci può essere ridotto da una maggiore biodiversità - all’interno e nelle circostanze della coltura - che offre una protezione spontanea in virtù dei fenomeni di biocontrollo naturale. Il problema della monocoltura è anche un problema gestionale per la difficoltà di rispondere ai picchi stagionali di manodopera che la buona gestione richiede. La valorizzazione dei prodotti secondari (per autoconsumo aziendale o per un mercato locale di filiera corta) è utile anche per impiegare meglio il personale (più che sulla robotica bisogna investire sulla formazione).

STRUMENTI AGRONOMICI CHE ESALTANO IL TERROIR

Alta densità, forme di allevamento contenute, selezioni massali, inerbimenti e sovesci... = vigore e produzione equilibrati.

STRUMENTI AGRONOMICI CHE SOFFOCANO IL TERROIR

Basse densità, forme di allevamento espanse, lavorazione del suolo, eccesso di concimazione e irrigazione... = vigore e produzione elevati.

La pianta e l’atmosfera sono l’anello di congiunzione tra la terra e il vino. Il viticoltore modella la duttilità della pianta per adeguarla alla volubilità del clima così, mettendo in bottiglia i sapori di quella terra, dà al vino una connotazione territoriale ben definita.

Con l’aumento della densità si ha un maggiore numero di piante singolarmente più piccole a contatto con una minore quantità di ambiente. Ogni singola pianta riesce a utilizzare completamente lo spazio a sua disposizione e ciò garantisce una maggiore uniformità nel vigneto con una migliore utilizzazione delle risorse native. La minore distanza tra le piante sulla fila limita il numero di germogli per ceppo così da renderne lo sviluppo più omogeneo (in virtù della riduzione o assenza delle gerarchie di crescita). Le piante piccole sono più robuste e più ricche di sostanze di riserva ed essendo meno produttive garantiscono una più completa maturazione e un generale aumento del benessere della pianta. L’incremento del rapporto radici-canopy aumenta la qualità (miglior nutrizione con minor produzione) e la sostenibilità del vigneto (minor suscettibilità agli stress e maggior longevità).
Il vigneto meno fitto rende meno e invecchia prima.


La forza vitale del suolo dipende dalla più o meno numerosa componente microbiologica. In un ettaro di terreno “vivo” il volume delle radici può raggiungere uno sviluppo complessivo da 500 a 1000 volte superiore.

Nei terreni poveri, la minore disponibilità idrica stimola lo sviluppo radicale e riduce quello aereo > La pianta investe sulla radice > MAGGIORE QUALITA'

Nei terreni fertili, le piante sono sbilanciate con maggiore sviluppo vegetativo e minore crescita radicale > La pianta investe sulla foglia > MAGGIORE QUANTITA'

BILANCIO IDRICO DI UNA COPERTURA IDRICA

- più entrate (permeabilità più costante meno ruscellamento)
- meno uscite (paccimatura superficiale dello sfalcio)
- più protezione (meno erosione e struttura più stabile)
- meno consumo (miglior frazionamento della disponibilità idrica)

L’aumento del consumo idrico dovuto alla presenza del cotico viene ricompensato dalla maggiore tesaurizzazione dell’acqua e dalle minori esigenze idriche del vigneto (anticipo fasi fenologiche, minor ombreggiamento chioma, minor traspirazione).

Nelle zone più siccitose è molto difficile tollerare un inerbimento estivo ma anche la periodica lavorazione meccanica comporta un’eccessiva evapo-traspirazione del suolo esponendolo alla forte radiazione solare diretta. In questi casi la soluzione migliore è il dry cover crop (pacciamatura con le stoppie di una graminacea annuale seminata in autunno e trinciata a maturazione lattea, facilmente realizzabile almeno a filari alterni).
Poichè secondo studi recenti le infezioni successive di peronospora durante la stagione non avvengono principalmente ad opera di cicli secondari (da conidi) ma dalla maturazione scalare (e sempre meno virulenta) delle oospore svernanti nel terreno, la copertura erbacea ne può ostacolare la proiezione sulla vegetazione.

LA GESTIONE DELLA PIANTA

La viticoltura da vino è una viticoltura d’accumulo: dato che la forma e la dimensione della pianta regolano i ritmi fenologici, una crescita più regolare migliora la qualità e aumenta la tolleranza alle avversità. Nelle piante in equilibrio con foglie piccole l’energia va verso grappolo e radici. La viticoltura sostenibile punta ad evitare interventi inutili, sempre costosi (soprattutto se manuali), a volte imprecisi (soprattutto se meccanizzati) e spesso dannosi (soprattutto se chimici).
L’autoregolazione si raggiunge in tempi più o meno lunghi nei diversi ambienti: in certi casi è praticamente spontanea mentre in altri è molto più difficile.
I mezzi disponibili sono molti e vi sono sensibili differenze tra le varietà.

Piante piccole: anticipo invaiatura con maggior accumulo di soluti nella polpa e sostanze nobili nella buccia.

Piante grandi: prolungamento estivo dell’attività vegetativa con aumento di acidità, tannini erbacei e pirazine.

Aumentare la qualità: si rischia di aumentare i costi
Ridurre i costi: si rischia di ridurre la qualità
Riduzione del vigore: aumenta la qualità e diminuiscono i costi.
DIFESA DELLA PIANTA

Chimica: soluzioni a breve termine e problemi nel lungo periodo

Bio: problemi nel breve periodo e soluzioni a lungo termine.


Non possiamo pensare che la chimica risolva tutto. Se non si stimolano le difese naturali delle piante i parassiti e i patogeni saranno sempre più resistenti ai fitofarmaci e le colture sempre più suscettibili alle malattie. Rispetto alle piante coltivate (che non si muovono e non si riproducono), i funghi e gli insetti hanno molte più possibilità di modificare la propria genetica e il proprio comportamento.
Molti sono i casi di specie indifferenti o tollerate che sono diventate aggressive in seguito alla rottura di equilibri preesistenti (dentro e fuori il vigneto). Se il metodo chimico fosse la soluzione giusta le malattie non dovrebbero più costituire un grosso problema. Quando si parla di viticoltura bio molti produttori si bloccano per la paura di perdere il prodotto, aumentare i costi o cambiare le proprie abitudini. Ma il timore di produrre di meno o di spendere di più è infondato se confrontato con i grandi risultati ottenuti da moltissime aziende in tutto il mondo (e tutti ne hanno una più o meno vicina).
La paura del bio c’è l’ha chi non lo fa. Chi lo fa non ha paura perché vede che funziona.

Gli elementi determinanti l’evoluzione di una malattia sono clima, patogeno, ospite:

- sul primo possiamo fare poco (es. manipolazione della canopy per migliorarne il microclima)
- agendo direttamente sui patogeni si cerca di ridurne l’aggressività con mezzi chimici: ma dato che il loro comportamento è sempre soggetto a imprevisti, oltre alla difficoltà di intervenire tempestivamente risulta difficile mantenere un basso impatto (quindi per ottenere buoni risultati si deve trattare con un certo margine di sicurezza cioè più del necessario)
- agendo invece preventivamente sull’ospite si ottengono risultati più sicuri: riducendo la suscettibilità si diminuisce la necessità di intervento chimico e contemporaneamente se ne ottimizzano i risultati.

Poter contare su una minore suscettibilità alle malattie non solo riduce gli aspetti negativi della difesa ma ne limita gli eventuali insuccessi. La difesa basata principalmente sull’impiego di fitofarmaci comporta molti inconvenienti (ecologici, economici e di dipendenza dalla chimica) e non stimola ma reprime le difese naturali delle piante.

* Sarà con sonmma gioia che le Isole di luce Armonia ospiteranno il vigneto e l'oliveto, tutto dipenderà dal tipo di suolo e di ambiente, perchè la coltivazione avrà luogo solo se la zona risulterà vocata.
Le figure professionali che serviranno in tal caso, saranno viticoltori e olivocoltori esperti di coltivazione biologica e permacultura, appassionati ricercatori nel campo che non si accontentino dei soliti risultati ma s'impegnino nella ricerca della maggiore eccellenza possibile per la zona dove lavoreranno. Saranno anche necessari viticoltori che s'intendano di vinificazione, sempre da praticare con metodi rispettosi dell'ambiente e dell'uomo.